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  • Rita Perduca

Cambiamenti climatici e...Latte in formula.

Aggiornato il: 28 set 2019

Si parla spesso dell'impatto ambientale e di quello sulle emissioni di CO2 del consumo di carne, ma...

Non si parla mai di quello altrettanto spaventoso creato dalla produzione di latte formulato e di sostituti del latte materno!!!

Eppure, già nel 2014, durante il 9° incontro del Gruppo Aperto di Lavoro sull'Implementazione degli Obiettivi per uno Sviluppo Sostenibile, ONU, il Dr. Caleb Otto, Ambasciatore e Rappresentante Permanente della Repubblica di Palau, fece la seguente dichiarazione:

“Sfido questo prestigioso organismo a calcolare i costi energetici della produzione dei sostituti del latte materno, l'ammontare di acqua e prodotti chimici usati, di alberi e altre risorse utilizzate per la loro produzione, il confezionamento, il trasporto, e infine l'energia per sterilizzare l'acqua per la loro preparazione"

Per quale motivo la Repubblica di Palau si occupa di impatto ambientale dei sostituti del latte materno?

Palau è un arcipelago della Micronesia di una bellezza paradisiaca.

E' costituito da oltre duecento isole, poste tra le Filippine e l’Oceano Pacifico, ha una barriera corallina straordinaria (circa settecento varietà di coralli) e offre i fondali blu più belli del Pacifico, abitati da 1500 specie di pesci.

Molte di queste isole sono fertili e coperte da fitte foreste, altre sono di origine calcarea ed hanno una vegetazione meno lussureggiante., altre ancora, invece, sono formate dalla barriera corallina.





Il fatto è che questo arcipelago già molto prima del 2014 subiva le conseguenze devastanti di cicloni e siccità’ alimentate da El Nino: si tratta di un luogo sulla linea del fronte del cambiamento climatico e stava già allora rischiando letteralmente di scomparire con l’innalzamento delle acque degli oceani legati all’aumento delle temperature globali. La loro attenzione all'ambiente è davvero precorritrice dei tempi e dà il polso della situazione.

Questa sfida, lanciata quando Greta Thumberg aveva solo 11 anni, è stata raccolta a suo tempo da BPNI (Breastfeeding Promotion Network of India), il gruppo IBFAN Indiano che ha redatto un documento dal titolo "Formula for disaster", che qui

potete scaricare e leggere, tradotto da IBFAN Italia.


Purtroppo, secondo me questo interessantissimo documento è uscito un po' in sordina... Forse i tempi non erano maturi, forse molti si sono girati dall'altra parte per "non far sentire in colpa" la madri, come al solito...

Di fatto, lo scopo con cui era stato redatto era quello di:

Stimolare una maggiore consapevolezza delle connessioni tra formule infantili e sfruttamento delle risorse non rinnovabili, con le relative conseguenze sull’inquinamento e sul clima.

Una consapevolezza che va tuttora rafforzata sia in chi è sensibile ai temi della nutrizione infantile sia in chi si occupa di ambiente e della sua protezione


Vorrei parlarvene io, cercando di fare uscire dall'oblio questo delicatissimo tema correlato alla sopravvivenzae dei nostri figli e nipoti:

In questo documento potete leggere proprio la risposta al quesito sfidante lanciato allora dal funzionario di Palau, e cioè ad esempio che:

"Nel 2009, il Lancet riportò che mentre l’allattamento è una pratica alimentare completamente amica dell’ambiente, l’impronta carbonica creata dall’industria del latte artificiale a partire dal reperimento delle risorse, dalla produzione e dal confezionamento è massiccia. La rivista inoltre affermò che,

Solamente negli USA, più di 32 milioni di kW di energia sono usati ogni anno per processare, confezionare e trasportare la formula, e che 550 milioni di lattine, 86.000 tonnellate di metallo e 364.000 tonnellate di carta vengono aggiunti alle discariche ogni anno.

Secondo dati del 2013 la formula in polvere per bambini è prodotta da più di una dozzina di aziende in 40-50 stabilimenti di produzione in tutto il mondo.

Il procedimento di fabbricazione del latte artificiale in polvere per bambini con miscelazione a secco comprende:

Miscelazione a secco per mescolare ingredienti da differenti produttori di molti paesi, setacciamento, trasferimento in sacchi o bidoni per la conservazione, riempimento di grandi lattine che sono gonfiate con gas inerti, poi sigillate, etichettate, marcate con un codice e impacchettate in cartoni per il trasporto. La miscelazione umida richiede l’essiccamento a spray.

Tutti questi processi avvengono con alto consumo energetico e ad alte temperature.

Essendoci solo circa 40-50 impianti di lavorazione nel mondo, tutti concentrati in pochi paesi produttori ed esportatori come Irlanda e Nuova Zelanda, molti paesi importano latte in polvere per formula da questi paesi, cosa che comporta un aumento dei consumi di carburante ed energia per il trasporto.

Bisogna quantificare i costi energetici e l’impronta carbonica di questi percorsi di importazione ed esportazione... Ma ve li potete immaginare.

Si stima poi che

per preparare i biberon per un lattante di tre mesi, i genitori o coloro che se ne prendono cura usino un litro di acqua al giorno, più due litri per bollire biberon e tettarelle, e altra acqua per lavare e sciacquare i biberon.

Inoltre,

per preparare 6 pasti correttamente ogni giorno, biberon e tettarelle devono essere bolliti per 10 minuti. Questo totalizza un tempo di bollitura fino a 60 minuti al giorno. Occorrono 200 grammi di legna per bollire un litro di acqua; alimentare artificialmente un lattante per un anno può consumare fino a 73 kg di legna (Linnecar, 1989).

Questi calcoli, tuttavia, risalgono a trenta anni fa e dovrebbero essere rivisti alla luce dei mutevoli modelli di consumo e delle diverse quantità di energia usate nel trasporto dei prodotti.

I gas serra come anidride carbonica, metano ed ossido di azoto emessi dalla produzione casearia e dalle fabbriche di latte artificiale contribuiscono al riscaldamento globale.

La desertificazione di territori e aree boschive per l'allevamento destinato alla produzione di latte, le coltivazioni di soia e le enormi piantagioni di palme da olio causano degrado ambientale e conducono a deforestazione, aumento di inondazioni e perdita di biodiversità. Disboscamento e incendi di territori causano nuvole di gas ed inquinamento dell’aria che respiriamo. I rifiuti prodotti dalle pratiche di agricoltura intensiva che sono richieste per ottenere la formula, specialmente lo sversamento di fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi, causano inquinamento dell’acqua che beviamo. La spazzatura derivante da materiali di confezionamento e plastiche non biodegradabili si accumula nei siti di discarica, o viene bruciata in roghi o in inceneritori che producono emissioni tossiche, specialmente quando gli inceneritori sono sovraccarichi di rifiuti, causando malfunzionamenti.




Vi gira la testa?

Cosa ne pensate?


Ma... non è ancora finita.

Ho appena letto un recentissimo studio (2019) che ha stabilito l'impronta di carbonio dell'allattamento al seno, inteso come produzione del cibo aggiuntivo necessario alle madri che allattano per mantenere l'equilibrio energetico (circa 500 kcal al giorno) in 4 paesi del mondo: Regno Unito, Cina, Brasile e Vietnam. Questo studio ha stabilito che essa è costantemente inferiore rispetto all'uso di sostituti del latte materno per tutti e quattro i paesi studiati nella valutazione di una percentuale molto significativa:

L'impatto dell'allattamento al seno secondo i criteri dello studio è rispettivamente del 40%, 53%, 43% e 46% inferiore rispetto a quello derivante dall'uso del sostituiti del latte materno.

Tuttavia lo studio ha valutato solo l'impatto sul clima dei 2 diversi approcci di alimentazione infantile, ma gli stessi ricercatori ammettono che la produzione alimentare influenza anche l'ambiente in molti altri modi, ad esempio attraverso l'inquinamento e la contaminazione di corsi d'acqua e suoli, la perdita di biodiversità e l'uso di risorse limitate o non rinnovabili come la terra, acqua e combustibili fossili.


Insomma... Da sempre chi si occupa di allattamento materno segue l'impatto ambientale, oltre che sulla salute, della nutrizione artificiale.

Ora che siamo tutti attivisti per il clima, è utile che non ignoriamo l'impronta ambientale della formula, perchè anche su questo ognuno di noi può fare tanto... Soprattutto i ragazzi, che sono anche i genitori di domai!

Fatemi sapere cosa ne pensate e che azioni concrete possiamo fare... Io ci sono!








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